PROTOCOLLI CLINICI UTILIZZATI

MBCT- Mindfulness Based Cognitive Therapy
Mindfulness Based Cognitive Therapy è un programma innovativo, empiricamente validato, progettato per impedire le ricadute nella depressione, che ha mostrato risultati promettenti nel trattamento dei disturbi dell’umore in generale. Il nucleo centrale del trattamento è la conoscenza di sé fondata sulla consapevolezza meditativa. Basato sulla ricerca di Drs. Zindel Segal, Mark Williams e John Teasdale documentata nel loro libro Mindfulness Based Cognitive Therapy for Depression, il programma integra gli strumenti della terapia cognitiva con la pratica e l’applicazione clinica della meditazione consapevole.
Il cuore di MBCT sta nel far conoscere alle persone le modalità mentali che spesso caratterizzano i disturbi dell’umore e allo stesso tempo le invita a sviluppare una nuova relazione con queste modalità. I pazienti imparano a vedere i pensieri come eventi nella mente, indipendentemente dal loro contenuto e dalla loro carica emotiva. Non hanno bisogno di essere eliminati, ma sono contenuti in una consapevolezza più ampia, abbastanza grande per poter essere capace di assumere aspetti del sé considerati come frammenti che nella loro interezza.
I partecipanti ai programmi MBCT (ora offerti per le persone con ansia, disturbo da stress post-traumatico, depressione post-partum e altre condizioni) imparano a praticare la meditazione di consapevolezza e altre attività che li aiutano a fuggire da un ciclo di reattività emotiva a pensieri e sensazioni per evitare spirali verso il basso in depressione, ansia o paura.
Il protocollo MBCT è un programma di 8 settimane più una giornata intensiva ed è attentamente strutturato per permettere di acquisire la padronanza degli strumenti proposti e la capacità, al termine del corso, di portarli avanti autonomamente. A differenza degli altri protocolli è condotto esclusivamente da psicoterapeuti perchè si rivolge a persone che abbiano delle difficoltà emotive, per aiutarli a prevenire le ricadute e per sostenerli nella regolazione emotiva.

MSC – Mindful Self-Compassion
MSC – Mindful Self-Compassion è un programma di 8 settimane supportato empiricamente, progettato per coltivare la capacità di auto-compassione. È stato sviluppato da Christopher Germer, PhD, leader nell’integrazione di mindfulness e psicoterapia e Kristin Neff, PhD, un pioniere nella ricerca di auto-compassione. MSC combina le capacità di consapevolezza e auto-compassione per migliorare la nostra capacità di benessere emotivo. La consapevolezza è il primo passo, che si trasforma con amorevole consapevolezza verso esperienze difficili (pensieri, emozioni e sensazioni). L’auto-compassione viene dopo, portando a noi stessi la consapevolezza amorevole. Insieme, la consapevolezza e l’auto-compassione comprendono uno stato di presenza calda e connessa durante i momenti difficili della nostra vita.
La ricerca in forte espansione mostra che l’auto-compassione è fortemente associata al benessere emotivo, alle sfide della vita, a livelli più bassi di ansia e depressione, a abitudini sane come dieta ed esercizio fisico e a relazioni personali più soddisfacenti. È una forza interiore che ci consente di essere più pienamente umani: riconoscere i nostri difetti, imparare da loro e apportare i cambiamenti necessari con un atteggiamento di gentilezza e rispetto per se stessi.

i tre elementi di MSC
1. Auto-gentilezza contro l’auto-giudizio.
L’auto-compassione implica essere caldi e comprendere se stessi quando soffriamo, falliamo o ci sentiamo inadeguati, piuttosto che ignorare il nostro dolore o flagellarci con l’autocritica. Le persone auto-compassionevoli riconoscono che essere imperfetti, fallire e vivere le difficoltà della vita è inevitabile, quindi tendono ad essere gentili con se stessi di fronte a esperienze dolorose piuttosto che arrabbiarsi quando la vita non è all’altezza degli ideali stabiliti. Le persone non possono sempre essere o ottenere esattamente quello che vogliono. Quando questa realtà viene negata o combattuta contro la sofferenza aumenta sotto forma di stress, frustrazione e autocritica. Quando questa realtà viene accettata con simpatia e gentilezza, si sperimenta una maggiore equanimità emotiva.

2. Comune umanità contro isolamento.
La frustrazione di non avere le cose esattamente come vogliamo è spesso accompagnata da un senso di isolamento irrazionale ma pervasivo – come se “Io” fosse l’unica persona che soffre o commette errori. Tutti gli umani soffrono, tuttavia. La stessa definizione di essere “umano” significa che uno è mortale, vulnerabile e imperfetto. Pertanto, l’auto-compassione implica riconoscere che la sofferenza e l’inadeguatezza personale fanno parte dell’esperienza umana condivisa – qualcosa che tutti noi attraversiamo piuttosto che essere qualcosa che accade solo a me.

3. Mindfulness vs. Over-identification.
L’auto-compassione richiede anche un approccio equilibrato alle nostre emozioni negative, in modo che i sentimenti non vengano né soppressi né esagerati. Questa presa di posizione equilibrata deriva dal processo di relazione delle esperienze personali con quelle di altri che sono anche sofferenti, mettendo così la nostra situazione in una prospettiva più ampia. Deriva anche dalla volontà di osservare i nostri pensieri e le nostre emozioni negative con apertura e chiarezza, in modo che siano tenuti in consapevolezza consapevole. La consapevolezza è uno stato mentale recettivo e non giudicante in cui si osservano pensieri e sentimenti così come sono, senza cercare di sopprimerli o negarli. Non possiamo ignorare il nostro dolore e provare compassione per esso allo stesso tempo. Allo stesso tempo, la consapevolezza richiede che non siamo “troppo identificati” con pensieri e sentimenti.

MINDFUL EATING (alimentazione consapevole)
MINDFUL EATING  è un approccio che aiuta a portare la piena attenzione all’atto del mangiare – a tutti i sapori, odori, pensieri ed emozioni che affiorano quando mangiamo e al modo in cui ci relazioniamo al cibo e al nostro corpo. Il percorso è composto da circa 8 incontri settimanali di gruppo e include diverse pratiche di meditazione, molte delle quali riguardano direttamente il cibo.
Il programma insegna a prendersi cura della propria salute, a non mangiare più del necessario e a combattere la fame emotiva e dovuta allo stress. Non è un programma di dimagrimento per cui la dieta, la nutrizione e la pianificazione dei pasti non sono argomenti trattati in maniera diretta.
Mangiare è un’attività naturale, sana e piacevole. Molte persone, al contrario, lottano da sempre con il cibo senza pensare alla relazione che hanno con esso e quali siano i pensieri e le emozioni che possono far scaturire comportamenti alimentari non salutari. In altre parole, reagiscono inconsapevolmente (e talvolta impulsivamente) ripetendo costantemente gli stessi schemi e azioni inappropriate, aumentando il senso di impotenza e frustrazione, convincendosi sempre di più che sia impossibile cambiare. La scarsa consapevolezza enterocettiva è un altro fenomeno molto diffuso: i segnali fisiologici di pienezza sono spesso ignorati a causa dei pensieri che affollano la mente e gli impulsi emotivi vengono confusi con gli stimoli di regolazione dell’appetito.
Per questo motivo la mindfulness è un percorso spesso di grande supporto anche per persone affette da Disturbi Alimentari (DA), come Anoressia nervosa, Bulimia nervosa o Disturbo da alimentazione incontrollata, ma è rivolta anche a persone sane che intendono modificare o ottimizzare il loro stile alimentare. È utile nei casi in cui si è sovrappeso;si ha una relazione problematica o complicata con il cibo; se si soffre di gastrite, colite, reflusso gastro-esofageo; nei casi di un intervento di chirurgia bariatrica;
La consapevolezza aumenta, senza giudizio, la conoscenza di questi schemi e crea spazio tra i trigger (i fattori scatenanti un comportamento alimentare disfunzionale) e le reazioni automatiche, per lo sviluppo di risposte sempre più in vera sintonia con i nostri bisogni e la nostra salute.
Una maggiore consapevolezza delle sensazioni del corpo aiuta a gestire lo stress e la fame emotiva, a disinnescare gli automatismi legati al cibo e a trovare la motivazione per prendersi cura della propria salute e mangiare in modo più sano.

PMP – PROTOCOLLO MINDFULNESS PSICOSOMATICA
(PMP) è un sistema basato sulla consapevolezza di sé e sulla crescita personale, sviluppato dal Dott. Nitamo Montecucco e dall’Istituto di Neuropsicosomatica del Villaggio Globale di Bagni di Lucca. La struttura prevede sia pratiche per il counseling sia pratiche per la cura psicologica e la psicoterapia. Qui vedremo solo quelle riferite al percorso di counseling.
Il Protocollo è orientato alla prevenzione e al miglioramento dei disturbi e dei blocchi di natura psicocorporea, a un generale miglioramento del ben-essere psicofisico e allo sviluppo di una più matura e integrata coscienza di sé nei diversi aspetti della propria vita. L’approccio proposto è quello per cui l’uso integrato delle tecniche di consapevolezza è alla base del riequilibrio psicofisico (fisiologico, energetico, emotivo, cognitivo, relazionale) e dello sviluppo di ogni percorso di crescita personale.

Quali sono le tecniche del Protocollo Mindfulness Psicosomatica:
La struttura vede al centro la pratica della Mindfulness Psicosomatica e del Body Scan come principali tecniche di auto-consapevolezza e indagine sul proprio stato psicofisico. Queste permettono, attraverso la consapevolezza del respiro e attraverso l’individuazione delle tensioni o blocchi, di individuare lo stato di base in cui si trova la persona e integrare le altre pratiche come gli esercizi di bio-energetica (forte e dolce), altri tipi di meditazione, pratiche di consapevolezza e indagine verbale (esplorazione di tematiche particolari), tecniche di espressività artistica come il disegno e la scrittura e esercizi di espressività e consapevolezza emotiva e relazionale.

In sintesi fanno parte del PMP le seguenti tecniche e pratiche:
– Mindulness Psicosomatica (pratica di consapevolezza, presenza e centratura);
– Body Scan Psicosomatico (strumento per l’esplorazione soggettiva dei blocchi psicosomatici);
– Gli esercizi di bio-energetica (lavoro per la gestione dello stress, scioglimento delle tensioni muscolari, di riequilibrio psico-corporeo ed energetico);
– Le meditazioni statiche e attive (pratiche di consapevolezza, presenza, auto-ascolto e scioglimento)
– Lavoro sulle emozioni (sviluppare consapevolezza, espressività, padronanza di sé, uscire dalla reattività emozionale);
– Tecniche artistiche come il disegno psicosomatico e la scrittura intesa come uno strumento di auto-indagine;
– Consapevolezza di sé a livello mentale, cognitivo (gestione dei pensieri e del rimuginio mentale);
– Ascolto attivo e comunicazione empatica (imparare a indagare attraverso il dialogo e l’esplorazione verbale).

Gli obiettivi e i punti di forza del Protocollo:
– Migliorare il benessere attraverso la riduzione dello stress;
– Migliorare la consapevolezza corporea ed energetica;
– Migliorare la consapevolezza emotiva e relazionale;
– Ribilanciare il sistema psicofisico;
– Sviluppare una maggiore coscienza di sé e del mondo in cui viviamo;
– Individuare e integrare le risorse personali per lo sviluppo del proprio potenziale personale.

Risultati scientifici validano la struttura e le tecniche utilizzate del PMP (per maggiori informazioni è possibile visitare i siti Villaggio Globale e Istituto di NeuroPsicosomatica

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Le informazioni contenute in questo sito non vanno utilizzate come strumento di autodiagnosi. I consigli forniti via web o email vanno intesi come meri suggerimenti di comportamento. La visita psicologica tradizionale rappresenta il solo strumento diagnostico per un efficace trattamento terapeutico.