Per-corsi di mindfulness — 8 incontri online su Zoom — 40 euro al mese

Per-corsi di mindfulness

Praticare, ritrovarsi, continuare

Una pratica da iniziare. Uno spazio a cui tornare.

Otto incontri online, in diretta, dal 14 gennaio al 4 marzo 2027, ogni giovedì dalle 19:00 alle 20:30.
Quota: 40 € mensili.

Per chi comincia, per chi desidera continuare

Ci sono persone che desiderano avvicinarsi alla mindfulness e non sanno da dove cominciare. Altre hanno già partecipato a un percorso, conoscono le pratiche e ne riconoscono il valore, ma nella vita quotidiana fanno fatica a ritrovare tempo e continuità. Altre ancora meditano da anni e sentono il desiderio di incontrarsi, condividere nuove domande, non praticare sempre da sole.

Per-corsi di mindfulness nasce per accogliere queste esperienze diverse. Non una gara di concentrazione, non un corso in cui imparare a essere sempre calmi: un appuntamento settimanale per tornare al corpo, riconoscere i movimenti della mente e incontrare con maggiore consapevolezza ciò che accade dentro e tra di noi.

Il cuore del percorso sarà la pratica della mindfulness: meditazione sul respiro, body scan — esplorazione consapevole del corpo —, movimento e camminata consapevoli, meditazione su suoni e pensieri, benevolenza e compassione. Queste pratiche torneranno nel corso degli incontri, con gradualità, perché la familiarità nasce anche dal riprendere ciò che abbiamo già incontrato.

Accanto alla meditazione proporremo esercizi esperienziali e relazionali: ascoltare senza dover aggiustare, riconoscere i nostri confini, vedere una situazione da più prospettive, accorgerci di ciò che ci sostiene. Non sostituiranno la pratica: aiuteranno a portarla nella vita quotidiana e nell’incontro con gli altri.

La fatica non nasce soltanto nella nostra mente. Si intreccia alle relazioni, alle aspettative, ai ritmi di lavoro e alle condizioni in cui viviamo. Per questo la pratica non ci chiederà di diventare più efficienti o di adattarci a tutto. Ci inviterà a riconoscere ciò che possiamo accogliere, ciò di cui prenderci cura e ciò che richiede un cambiamento o un sostegno.

Il gruppo fa parte della pratica

In giornate attraversate da messaggi, notifiche e connessioni continue, possiamo essere molto collegati e sentirci comunque soli. La pratica rischia allora di diventare un altro compito individuale: qualcosa da fare bene e da mantenere con la sola forza di volontà.

Ritrovarsi insieme può cambiare questa esperienza. Un appuntamento condiviso offre un ritmo, un luogo a cui tornare, la possibilità di ascoltare e di essere ascoltati. Accorgersi che anche altri si distraggono, interrompono e ricominciano può rendere meno severo il rapporto con la propria pratica.

Non dobbiamo avere tutti la stessa esperienza. Nel gruppo ci sarà spazio per chi comincia, per chi riprende e per chi desidera approfondire. Sarà possibile condividere, ma anche partecipare in silenzio, senza dover raccontare aspetti intimi della propria vita.

Useremo il digitale per creare un tempo di presenza reciproca, non soltanto per ricevere contenuti. Non una raccolta di lezioni da consumare da soli, ma un percorso che prende forma anche attraverso l’incontro.

Gli otto incontri

1Fermarsi, senza aggiustarsi14 gennaio — Cominciare, o ricominciare, da dove siamo

Pratica centrale: meditazione sul respiro e sugli appoggi. Riconoscere il respiro così com’è, senza modificarlo; accorgersi della distrazione e tornare con gentilezza. Per chi trova più adatto un riferimento esterno, sarà possibile usare suoni o contatto dei piedi.

Fermarsi non significa ottenere subito calma. Cominceremo con brevi meditazioni, ascolto dei suoni e riconoscimento degli appoggi. L’esplorazione di un oggetto quotidiano ci aiuterà a riconoscere il pilota automatico: vedere e sentire prima di dare per scontato ciò che abbiamo davanti.

Praticheremo insieme lasciando spazio a ritmi differenti. Chi è all’inizio troverà indicazioni semplici; chi ha esperienza potrà osservare aspettative e abitudini che entrano anche nella meditazione.

Posso essere qui senza dover dimostrare qualcosa?

Per continuare tra gli incontri: una breve meditazione sul respiro o sugli appoggi, senza valutare la pratica in base alla calma ottenuta.

2Il corpo non è un progetto21 gennaio — Ascoltare il corpo, incontrare il limite

Pratica centrale: body scan. Un’esplorazione guidata delle diverse parti del corpo, per riconoscere sensazioni e cambiamenti senza cercare di correggerli. Non è necessario sentire qualcosa di particolare né riuscire a rilassarsi. Saranno disponibili versioni più brevi e la possibilità di tornare agli appoggi o all’ambiente.

Incontreremo il corpo attraverso un’esplorazione guidata e movimenti accessibili, senza cercare una postura perfetta. Impareremo a riconoscere tensione, sostegno, disponibilità e bisogno di riposo.

Un esercizio di attenzione a figura e sfondo ci inviterà a osservare un dettaglio della stanza e poi l’insieme. Riprenderemo questa possibilità nel corpo: notare una sensazione senza perdere il contatto con gli appoggi e con l’ambiente.

Che cosa emerge quando ascolto, invece di correggere?

Per continuare tra gli incontri: riprendere il body scan, anche limitandolo a mani, piedi e appoggi; per chi pratica già, tornare a un’esplorazione più estesa senza dare per scontata l’esperienza.

3Tra piacere e fastidio28 gennaio — Riconoscere ciò che attiva la reazione

Pratica centrale: movimento consapevole e meditazione sul tono dell’esperienza. Movimenti semplici da seduti o in piedi, seguiti da una breve pratica con respiro e corpo. Noteremo il piacevole, lo spiacevole o il neutro e gli impulsi che possono seguirli, senza forzare l’esposizione a situazioni difficili.

Un’esperienza può avere un tono piacevole, spiacevole o neutro. Esploreremo gli impulsi che seguono: avvicinarci, allontanarci, ignorare. Con esperienze quotidiane lievi osserveremo il rapporto fra corpo, pensieri, emozioni e prime reazioni.

Una scena inventata ci aiuterà a riconoscere come una risposta possa suscitare un’altra risposta, formando una sequenza nella relazione. Non cercheremo un colpevole, ma una possibilità di accorgerci prima di agire.

Che cosa mi viene da fare, e che cosa succede dopo nella relazione?

Per continuare tra gli incontri: alcuni minuti di movimento consapevole e l’osservazione di una situazione ordinaria, riconoscendo sensazioni e primo impulso.

4I pensieri non sono ordini4 febbraio — Una situazione, più prospettive

Pratica centrale: meditazione su respiro, suoni e pensieri. Il respiro o gli appoggi offriranno un riferimento a cui tornare. Impareremo a riconoscere il pensare senza dover interrompere ogni pensiero: non svuotare la mente, ma cambiare il modo in cui ci rapportiamo alle sue storie.

La mente interpreta, anticipa e confronta. Attraverso la meditazione e semplici esplorazioni impareremo a riconoscere i pensieri come eventi mentali, senza doverli eliminare e senza seguirli automaticamente.

Guarderemo una situazione ordinaria da prospettive diverse, distinguendo ciò che sappiamo, ciò che immaginiamo e ciò che resta da comprendere. Non per convincerci a essere positivi, ma per non restare prigionieri della prima storia che la mente costruisce.

Sto osservando ciò che accade o soltanto la prima storia che ne ho costruito?

Per continuare tra gli incontri: una breve meditazione seduta, riconoscendo quando la mente si allontana e ritornando senza rimproverarsi.

5Allentare la presa11 febbraio — Fare spazio senza rassegnarsi

Pratica centrale: spazio di respiro in tre passaggi e meditazione sul cambiamento. Prima riconoscere pensieri, emozioni e sensazioni presenti; poi raccogliere l’attenzione sul respiro; infine ampliarla al corpo. Riprenderemo la pratica osservando come un suono o una sensazione lieve cambino nel tempo. Non è necessario forzare il respiro o far sparire il disagio.

Riconoscere un’emozione non significa approvare la situazione che la suscita. Proveremo uno spazio di respiro in tre passaggi: accorgerci dell’esperienza presente, raccogliere l’attenzione, riaprirla al corpo e all’ambiente. Quando il respiro non è un appoggio adatto, si potranno scegliere contatti o suoni.

Un movimento lieve delle mani e una breve scrittura ci aiuteranno a distinguere ciò che desideriamo custodire da ciò che possiamo smettere di forzare. Lasciare andare non sarà un obbligo né una rinuncia ai nostri bisogni.

Posso riconoscere ciò che sento e scegliere come rispondere?

Per continuare tra gli incontri: provare lo spazio di respiro in un momento ordinario, come occasione di ascolto e non come richiesta di calmarsi a comando.

6Non tutto dipende da te18 febbraio — Vedere i legami, riconoscere i sostegni

Pratica centrale: meditazione di compassione verso di sé. Con gli appoggi del corpo e parole facoltative, proveremo a riconoscere una fatica lieve senza aggiungere durezza. Compassione non significa compatimento né giustificare tutto: significa incontrare la difficoltà con cura e riconoscere quale sostegno possa essere necessario. Non si chiederà di evocare ricordi dolorosi o provare un’emozione specifica.

La nostra esperienza prende forma dentro una rete di legami, aspettative, risorse e condizioni. Dopo la pratica osserveremo ciò che ci nutre e ciò che consuma energie, senza trasformare ogni fatica in un problema di organizzazione personale.

Costruiremo una piccola mappa dei sostegni: persone, luoghi, attività e condizioni che rendono possibile una giornata e la pratica. Riconoscere un bisogno di aiuto può essere un gesto di consapevolezza, non un fallimento.

Che cosa mi sostiene, e a chi posso chiedere qualcosa di concreto?

Per continuare tra gli incontri: una breve pausa di compassione verso di sé e, quando opportuno, un gesto concreto di sostegno o una richiesta d’aiuto.

7La gentilezza ha dei confini25 febbraio — Ascoltare senza aggiustare, esserci senza cancellarsi

Pratica centrale: meditazione di benevolenza e compassione nella relazione. Coltiveremo l’intenzione di cura verso di sé e una persona scelta liberamente, usando parole semplici o restando nel contatto con il corpo. Benevolenza e compassione non richiedono di sentirsi affettuosi a comando, perdonare o riavvicinarsi a chi ha causato danni. La cura può comprendere un confine.

La cura non coincide con disponibilità illimitata. Una pratica di benevolenza, con parole facoltative, ci accompagnerà nell’esplorazione dell’ascolto e dei confini.

A coppie, per chi lo desidera, sperimenteremo l’ascolto senza consigli né interpretazioni. Davanti a inviti semplici proveremo a riconoscere un sì, un no o un “non ora”, senza doverci giustificare. Si potrà scegliere di osservare o restare in silenzio.

Come posso restare in relazione senza perdere il contatto con me?

Per continuare tra gli incontri: riprendere la pratica di benevolenza e scegliere un piccolo gesto di cura sostenibile, senza dimenticare i propri bisogni.

8Dalla presenza alla scelta4 marzo — La pratica continua, non soltanto da soli

Pratica centrale: camminata consapevole e meditazione integrata. Un breve tratto di cammino nella propria stanza, se accessibile e sicuro, permetterà di riconoscere appoggio, movimento e passaggio da un passo all’altro; sarà disponibile una variante da seduti. Seguirà una meditazione che riprende respiro, corpo, suoni, pensieri e un’intenzione di cura.

Riprenderemo corpo, respiro, suoni e pensieri in una meditazione guidata adattabile. Non faremo un bilancio di quanto siamo diventati più calmi o produttivi, ma di ciò che riconosciamo con maggiore chiarezza.

Ogni partecipante potrà individuare una pratica possibile, una condizione da proteggere e un sostegno da coltivare. Daremo spazio alle interruzioni e alle riprese: continuare non significa non fermarsi mai, ma trovare la possibilità di tornare.

Che cosa rende possibile tornare, quando la pratica si interrompe?

Per continuare dopo il percorso: scegliere tra meditazione sul respiro, body scan, movimento, camminata e compassione una continuità realistica, riconoscendo anche il valore di praticare insieme.

Come parteciperemo

Le pratiche saranno graduali e adattabili. Si potranno tenere gli occhi aperti, scegliere un appoggio esterno, cambiare posizione o interrompere un esercizio. Non saranno richiesti racconti intimi, esposizioni emotive intense o condivisioni obbligatorie.

Tra gli incontri saranno proposte brevi esplorazioni nella vita quotidiana. Chi ha già esperienza potrà riprendere pratiche più estese, senza confronti di valore o prove di competenza. Il tempo dedicato alla pratica non sarà una misura del proprio successo.

Il gruppo avrà accordi di riservatezza. Dialoghi e condivisioni non saranno registrati. Non sarà richiesta una disponibilità continua in chat o sui social: il nostro appuntamento sarà un tempo protetto di incontro.

Il corso è un percorso educativo ed esperienziale di consapevolezza. Non è psicoterapia di gruppo e non sostituisce un trattamento sanitario.

Informazioni pratiche

Date: 14, 21 e 28 gennaio; 4, 11, 18 e 25 febbraio; 4 marzo 2027.
Orario: ogni giovedì, 19:00–20:30.
Modalità: esclusivamente online, in diretta sulla piattaforma Zoom.
Quota: 40 € mensili.
Destinatari: principianti e praticanti con esperienza, anche dopo precedenti percorsi di mindfulness.
Conduce: Maria Felicia Amato, psicoterapeuta a orientamento sistemico-relazionale e insegnante di mindfulness del Centro Ananda.








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