DISTURBI OSSESSIVO/COMPULSIVI E CORRELATI

Il disturbo ossessivo-compulsivo è caratterizzato dalla presenza di pensieri intrusivi e sgradevoli, le ossessioni, che, manifestandosi ripetutamente nella mente, inducono la persona a mettere in atto dei comportamenti ripetitivi, i cosiddetti rituali, nel tentativo di ridurre il disagio, l’agitazione e l’ansia provocati dai pensieri ossessivi.
Chi soffre di DOC è spesso così spaventato e stanco dei pensieri involontari e dei continui rituali che non riesce a non mettere in atto che cerca di evitare molte situazioni che potrebbero innescare ulteriori pensieri ossessivi, al punto da sviluppare tutta una serie di limitazioni sia nella vita sociale che lavorativa.
L’intervento di uno psicologo psicoterapeuta può essere di sostegno nel riconoscimento e nella regolazione dei meccanismi mentali alla base del disturbo, favorendo lo sviluppo di modalità nuove per gestire le sensazioni spiacevoli dell’ansia, senza dover ricorrere necessariamente ad evitamenti e rituali compulsivi. Il trattamento psicoterapeutico può aiutare a comprendere la natura delle difficoltà e ad attivare le risorse per affrontarle.

Ossessioni, pensieri ricorrenti e compulsioni

Le ossessioni non sono una semplice preoccupazione. Si tratta piuttosto di pensieri disturbanti, fastidiosi e privi di senso.
Le compulsioni sono azioni ritualizzate che assumono, per il soggetto che le mette in atto, carattere di obbligatorietà: il soggetto sente di dover compiere queste azioni a tutti i costi perché attraverso la loro messa in atto sente di avere un qualche controllo sullo stato di ansia e/o sulla sensazione di angoscia che lo pervade.
Se è vero che la maggior parte delle persone sperimenta pensieri ossessivi e/o episodi di compulsione nell’arco dell’esistenza, il fenomeno acquista rilevanza clinica quando interferisce in maniera significativa con il funzionamento della persona nei diversi contesti di vita.
Alla base del Disturbo ossessivo-compulsivo vi è l’incapacità di tollerare l’incertezza, incapacità che viene arginata in modo disfunzionale, tentando di agire un controllo tanto sul piano cognitivo (il pensiero ossessivo) che su quello comportamentale (le compulsioni). Questi tentativi di controllo innescano un circolo vizioso che non fa altro che peggiorare il disturbo. Spesso alle ossessioni e alle compulsioni si associa un basso tono dell’umore, conseguenza dell’alterazione del funzionamento sociale in ambito familiare e lavorativo. Non è affatto infrequente che anche i contesti di azione della persona, in particolare i familiari e i colleghi di lavoro, vengano in una qualche misura condizionati dal disturbo.

Caratteristiche del fenomeno ossessivo:
- persistenza
- intrusività
- inappropriatezza
- resistenza
- coscienza del disagio

Caratteristiche del fenomeno compulsione:
- ripetitivita’
- obbligatorieta’
- rigidita’
- eccessivita’

Si stima che il disturbo ossessivo compulsivo interessi tra l’1,9 e il 3,3% della popolazione generale, con una distribuzione equa tra maschi e femmine e un’età media di esordio che oscilla tra i 22 e i 36 anni. Si stima, inoltre, che generalmente trascorrono circa 7 anni e mezzo fra la comparsa dei primi rituali ossessivi e la richiesta di una consulenza specialistica per l’avvio di un trattamento specifico.

Quando conviene consultare uno specialista?
È opportuno contattare un professionista tutte le volte che si hanno pensieri ossessivi ricorrenti, tutte le volte che si sente di non potere evitare di mettere in atto azioni ritualizzate o tutte le volte che l’impossibilità di realizzarle provoca un disagio intenso. È conveniente contattare uno specialista quando si prende atto di una diminuzione del benessere personale e della qualità di vita.
In molti casi è utile il trattamento psicoterapeutico che, nei casi più gravi, può essere accompagnato da una terapia farmacologica.
È importante rivolgersi ad uno specialista nel breve tempo così da limitare la compromissione del funzionamento nei diversi contesti di vita e da evitare la cronicizzazione e l’aggravamento dei sintomi.

Chi chiama è mosso spesso dal desiderio di eliminare:

- rituali che comportano verifiche
- rituali che comportano pulizia
- pensieri ossessivi di aggressività
- pensieri ossessivi di contaminazione
- pensieri ossessivi di simmetria
- pensieri ossessivi somatici
- pensieri ossessivi di tipo spirituale


IPOCONDRIA
Essere costantemente preoccupati per la propria salute, avere la ferma convinzione di essere affetti da una grave malattia, sottoporsi a frequenti controlli medici e approfondimenti diagnostici di vario tipo, nonostante i medici escludano la presenza di un disturbo organico e rassicurino il paziente, può configurare un disturbo di natura psicologica, l’ipocondria, o disturbo da ansia di malattia.
I pensieri, infatti, hanno un grande potere: quando siamo preoccupati per qualcosa il nostro corpo si pone in uno stato di allerta e il cervello aumenta l’attenzione verso tutti i possibili segnali di pericolo. È così che anche i normali rumori di fondo del nostro organismo, come ad esempio il battito cardiaco o la respirazione, vengono interpretati come sintomi di qualcosa che non sta funzionando come dovrebbe.
Una volta innescatosi questo meccanismo non è facile “rinunciare” alle proprie preoccupazioni. La convinzione di essere malati persiste nonostante i medici escludano la presenza di anomalie e/o disturbi organici; spesso si è convinti che sia il medico a non riconoscere la patologia, o che gli esami diagnostici che la disconfermano siano stati effettuati in modo poco accurato.
L’Ipocondria può insorgere a qualsiasi età, anche se si sviluppa più spesso nella prima età adulta; è ugualmente comune in uomini e donne.

Perché è importante riconoscere il disturbo e consultare uno specialista?
Il disturbo ipocondriaco può rappresentare un problema molto serio arrivando a limitare il funzionamento della persona nella sfera delle relazioni sociali, in quella lavorativa, familiare e/o di altre aree importanti di vita.
La persona con ipocondria è solita peregrinare da uno specialista all’altro nel tentativo di trovare conferma ai propri timori e, spesso, si comporta come un malato cronico, autolimitandosi in maniera importante nei progetti e nelle attività quotidiane.
La propria presunta cattiva salute è frequente, se non unico, argomento di conversazione al punto che, in alcuni casi, il lamentio continuo rischia di logorare la qualità delle interazioni con gli altri.
Spesso, i soggetti ipocondriaci rifiutano l’idea di soffrire di un disturbo di natura psicologica e, curiosamente, sono restii solo a questo tipo di trattamenti.

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